La famiglia A ci aveva provato, un paio di volte, a trascorrere le vacanze con la famiglia B. Non funzionava. Tra le molteplici differenze una era proprio insopportabile: quando si trovavano in un certo luogo i B parlavano invariabilmente di come sarebbe stato bello essere in un altro posto.

Immaginatelo: siete insieme in un bel rifugio in montagna a gustare porcini e loro, invece di assaporarli, continuano a discettare su come sarebbe bello essere al mare in quel tal posto dove fanno così bene il pesce…

E poi si fa presto a dire andiamo altrove: un vero viaggio richiede piccoli passi, con la mente aperta e svuotata, gli occhi che scrutano con la meraviglia del bambino, i cibi inediti, le chiacchiere con sconosciuti, il piacere di smarrirsi sprecando tempo, l’ascolto dei silenzi compresi quelli interiori. La famiglia B invece no, insegue il dover fare, l’accelerazione, la saturazione mentale. “La vacanza costa, facciamola rendere!” Così anche in vacanza si affanna, e torna più stanca di prima.

Ecovacanze in Val Pusteria

Ad esempio, cosa mai spingerà la famiglia B a passare ore e ore in aereo, cambiare continente e fuso orario per poi trovare, sotto un cielo diverso, le stesse esperienze che troverebbe qui? La stessa discoteca con le stesse musiche che troverebbe in Romagna, la stessa piscina al cloro di qualche comune del milanese (però qui di fianco c’è l’oceano, mica il Lambro), gli stessi vassoi con quantità esagerate di cibo industriale praticamente uguali a quelli che la pro-loco del varesotto compra al cash and carry per le sue sagre (qui però, vuoi mettere? arrivano dall’Europa in aereo, con grande spreco di soldi, carburante, intelligenza…). Oltretutto la famiglia B non mette il naso fuori dal recinto del villaggio-vacanze se non per qualche tour organizzato e, quando torna a casa, non ha la più pallida idea di come siano persone, mercati, odori, colori del paese che ha visitato.

La famiglia A preferisce cercare un vero altrove.

E’ inutile cercarlo agli antipodi del pianeta se non lo sappiamo trovare dentro noi stessi: occorre decelerare, risvegliare i sensi, reimparare a godere ciò che sta succedendo. Qui e ora.

Non occorre andare lontano. In fondo siamo in Italia, giardino d’Europa e museo del mondo, sicuramente un po’ bistrattato ma guardiamo il bello, che c’è, invece di sfinirci a sfrucugliare su ciò che non funziona; Possono bastare pochi euro di treno e due panini per essere i turisti più ricchi della Terra. E infatti c’è un altro motivo per cui la famiglia A quest’anno resta in Italia, la crisi. La questione non è solo spendere meno, è molto importante anche spendere in modo che quei soldi girino tra noi, nell’economia a km zero, senza finire negli hotel delle grandi catene e da lì in qualche altrove di tutt’altro genere.

Noi siamo dalla parte della famiglia A: guardiamo bene ogni banconota che spendiamo nelle vacanze, con quei soldi siamo convinti di contribuire a plasmare il nostro bel paesaggio migliorandolo premiando agriturismi, ristorantini, vigne, aranceti, uliveti… piuttosto che peggiorarlo finanziando gli albergoni di cemento sulle coste ed i vacanzifici del divertimento coatto.

E voi? in ogni caso buone vacanze.