La strada asfaltata in ripida ascesa cede il passo a quella sterrata e chi la percorre difficilmente si accorge di alcuni tetti in beola a malapena visibili oltre il ciglio della carreggiata.

Un breve sentiero in discesa e, in poche decine di metri, si è in un luogo senza tempo e senza vita: nove edifici, o meglio quel che ne resta, alcuni addossati, altri isolati, uno slargo, una fontana. Niente infissi, niente serramenti, muri e tetti parzialmente crollati, interni invasi da arbusti che hanno ormai preso il sopravvento.

La maggior parte degli abitanti di Verceia, nei tempi antichi quando il Pian di Spagna, prima della bonifica, era terra di malaria, viveva qui. Un giorno iniziarono ad andarsene, chi nell’attuale agglomerato sulla sponda del lago, chi negli Stati Uniti, chi in Argentina e chi in Australia. Come spesso accade, questi ultimi non tornarono, e neppure i loro figli o nipoti si fecero mai vivi.

Per effetto degli assi ereditari qualcuno si ritrovò così comproprietario di un pezzo di casa unitamente a cugini ed altri parenti. Un pezzo di casa inutile.

Ora il borgo, in stato di totale decadimento, potrebbe essere recuperato per farne, unitamente al bosco circostante, un luogo destinato ad ospitare dei residenti che vogliano vivere con spirito comunitario nel rispetto della natura.

La difficoltà oggettiva consiste nel ricomporre i segmenti di proprietà: un vero e proprio lavoro certosino. Le possibilità di realizzazione esistono, a condizione di condurre l’intervento con ritmi lenti e nel rispetto dell’anima del luogo. Ne riparleremo a tempo debito. Per ora godetevi le immagini di questo luogo magico.

Borgo di Frasnedo panoramica

Un luogo incontaminato