Leggendo questo articolo qualcuno potrebbe pensare che siamo usciti dal nostro ambito abituale. Non è così, poiché il nostro tema principale è il benessere fisico e spirituale.

Ci muoviamo su due fronti, accomunati da una matrice etica: cohousing ed acqua. Ma tutto ciò che, specialmente di questi tempi, minaccia il benessere e la salute non manca di suscitare la nostra attenzione. E’ infatti di questi giorni la notizia, completamente rimossa dai mezzi di informazione, che, così come gruppi di interesse tendono a privatizzare l’acqua, allo stesso modo altri stanno cercando di eliminare i farmaci omeopatici ed antroposofici.

Al di là delle dichiarazioni ufficiali, nei fatti si vogliono escludere questi farmaci non solo perché tolgono fatturato al comparto dell’allopatico, ma anche perché se tutti imparassimo a curarci in questo modo ridurremmo, oltre che il fatturato dei moloch farmaceutici, anche le dimensioni delle strutture sanitarie nazionali.
Da noi accade l’esatto contrario rispetto all’antica tradizione cinese, secondo la quale gli antichi medici venivano pagati in funzione del numero di pazienti sani. E che accada il contrario lo vediamo quotidianamente: pensiamo solo all’uso smodato che dei farmaci viene fatto, senza lasciare al nostro corpo il tempo per reagire, agendo pervicacemente contro la sintomatologia e non andando alla ragione profonda per cui tali sintomi compaiono. Non siamo medici e non ci addentriamo in un territorio non nostro, ma sappiamo bene come sedare sintomi senza permettere alla malattia di sfogarsi porti ad un unico risultato: ci si ammala sempre di più.

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Ma, nel concreto, come stanno agendo i poteri forti per conseguire il risultato della scomparsa dei farmaci omeopatici e antroposofici? Nel modo più semplice e diretto. Le tecniche di combattimento, dal pugilato alle arti marziali, insegnano a colpire dove fa più male. In questo caso ad essere colpiti sono i costi di registrazione, aumentati di 700 volte. Vale a dire che, secondo una stima effettuata dall’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, le cifre che le aziende dovranno versare all’atto della presentazione della richiesta di registrazione potranno essere superiori a 20.000 euro per ogni medicinale omeopatico unitario, poiché per ogni ceppo si dovrà pagare per ogni formulazione e diluizione. Prima della formulazione del decreto i costi assommavano a 31 euro.

La ghigliottina è stata montata il 15 marzo scorso, quando la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato i nuovi costi di registrazione, e il filo della mannaia è stato arrotato il 10 settembre quando l’Aifa ha reso noto alle aziende ed alle associazioni che le raggruppano il calendario delle registrazioni, iniziato ad ottobre e da concludersi entro il giugno 2015.

Le nuove tariffe di registrazione, secondo i firmatari dell’appello inviato al Ministero della Salute, all’Aifa, al Parlamento ed agli Ordini professionali di medici, farmacisti e veterinari, non tengono in nessun conto la realtà economica e produttiva del settore. Alcune aziende rischierebbero addirittura la scomparsa, inoltre “Le recenti norme emanate dallo Stato rischiano di ridurre fortemente la piena disponibilità di tali farmaci nel nostro paese” si afferma nell’appello inviato “minacciano la professionalità dei medici esperti, sottraggono ai cittadini la piena possibilità di cura discriminandoli rispetto agli altri cittadini europei.”

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E si legge ancora nel documento: “La registrazione dei medicinali omeopatici, sino ad oggi autorizzati ope legis, è un processo a lungo auspicato dai medici e dai cittadini, per il quale tutte le Associazioni firmatarie sono grate alle Istituzioni. Infatti, assicurare la qualità e il controllo dei medicinali omeopatici e antroposofici che vengono messi in vendita è essenziale in medicina. Ma non altrettanto condivisibili sono le modalità previste per realizzare questo obiettivo, in particolare l’aspetto economico di tale procedura: ogni domanda di registrazione deve essere accompagnata dal versamento di una somma che purtroppo non tiene minimamente conto della realtà dell’industria del medicinale omeopatico e antroposofico in Italia e delle esigenze dei medici prescrittori e dei pazienti.”

Per comprendere la devastante portata del fenomeno basti pensare che tutti i medicinali unitari sono privi di brevetto, appartenendo da almeno due secoli al patrimonio umano della tradizione omeopatica; il 95% dei medicinali omeopatici unitari in commercio viene venduto in lotti inferiori ai 5000 pezzi all’anno, a volte in solo poche decine di pezzi. La stessa situazione si verifica per molti medicinali di tradizione antroposofica e per quei complessi omeopatici che vengono utilizzati per patologie specifiche, secondo i criteri di individualità della malattia tipici della tradizione omeopatica e antroposofica e di conseguenza venduti in piccolissimi lotti o anche solo in pochi pezzi (meno di dieci l’anno). Ne deriva che i ricavi, in questi casi, non sono nemmeno sufficienti a coprire le spese di produzione.

La conseguenza certa di tali costi di registrazione sarà l’eliminazione dal mercato italiano della grande maggioranza dei farmaci omeopatici unitari e complessi e dei farmaci antroposofici attualmente disponibili. Inoltre i ‘piccoli rimedi’ certamente spariranno, molti lavoratori perderanno il loro posto di lavoro, i medici perderanno le loro possibilità di cura e 11 milioni di cittadini italiani non potranno ricevere la cura che avevano scelto, pagandola, peraltro, di tasca propria senza gravare sul Servizio Sanitario Nazionale.

La non disponibilità in farmacia dei medicinali omeopatici e antroposofici porterà peraltro allo sviluppo di un mercato parallelo, meno controllato, soprattutto via internet dall’estero e quindi in contraddizione con l’obiettivo che la politica di registrazione si pone. Senza considerare che molti di questi medicinali sono disponibili nelle farmacie europee creando un evidente discriminazione tra cittadini dell’unione.”

Da qui nasce la proposta di: unificare i costi di registrazione dei medicinali unitari al singolo ceppo per tutte le forme farmaceutiche, tenendo anche presente i costi di registrazione già applicati in altre nazione europee.
Prevedere delle registrazioni per fasce differenziate, adeguando i costi al reale volume di vendita dei medicinali.
Riconoscere alle ditte la facoltà di approntare preparazioni magistrali senza obbligo di deposito di campioni, come avveniva in passato, senza che si sia mai verificato alcun danno ai pazienti e come avviene tutt’ora in altre nazioni europee.

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Relativamente al concetto di medicina antroposofica ci limitiamo a riportare senza commenti quanto scritto nel sito Wikipedia “la medicina antroposofica è un tipo di medicina alternativa che nacque e si diffuse in Svizzera e in Germania e, successivamente, nel resto d’Europa e del mondo, subito dopo la fine della prima guerra mondiale. Venne formulata e sviluppata inizialmente dal filosofo austriaco Rudolf Steiner e dal medico olandese Ita Wegman. Essa è altresì definita una pseudo-medicina appartenente all’area delle pseudoscienze dal momento che non si fonda sul metodo sperimentale, base della scienza moderna. I principi steineriani non hanno alcun fondamento scientifico e sarebbero piuttosto assimilabili alla metafisica mentre i preparati farmacologici avrebbero la stessa valenza scientifica dei preparati omeopatici.”