Frutti e ortaggi che non rispettano le misure standard vengono buttati via,poiché agricoltura meccanizzata e vendita di massa richiedono uniformità.

Tutti abbiamo presenti quelle mele tutte uguali: tonde, verdi gialle o rosse come quella di Biancaneve, passate a cera. O la carne di un rosso improbabile, nei banchi frigo dei supermercati massimamente rappresentata da fettine, costate, roast-beef…SlowFood

La quantità di cibo che viene sprecata e buttata via nel mondo potrebbe saziare tre miliardi di persone, ben oltre i 900 milioni censiti come coloro che soffrono la fame. Secondo quanto dichiaratoci da Slow Food solo in Italia, e dalla filiera, non dalla mancata vendita, vengono sprecate 4.400 tonnellate giornaliere di cibo, con le quali si potrebbe sfamare una città di tre milioni di abitanti.

Niente di nuovo, purtroppo… Vandana Shiva, vicepresidente di Slow Food e presidente del movimento ambientalista Navdanya ha recentemente dichiarato: “Il 50 per cento del cibo prodotto negli Stati Uniti viene gettato o non utilizzato” aggiungendo “Invece di un grande business legato alle monoculture, abbiamo bisogno di fattorie che preservino la biodiversità. Monoculture come la soia non risolvono i problemi legati al cibo, ma li creano. Si tratta di un circolo vizioso” ha concluso “perché il circuito della produzione industriale ha bisogno dello spreco per creare surplus”.

Per parte nostra, oltre a condividere l’indignazione per tale spreco in nome del solito Moloch, affermiamo la nostra propensione per la biodiversità, che le multinazionali delle sementi si guardano bene dal favorire. Aggiungiamo infine che, per quanto è nelle nostre possibilità, attraverso la promozione e la progettazione di comunità coresidenziali ecocompatibili stiamo muovendoci nella direzione della maggior tutela di un’agricoltura locale e non invasiva, rispettosa delle specie e del territorio. Una goccia nel mare? Chissà…