Verona capitale mondiale dell’acqua nel mese di Giugno

I nostri scarichi domestici potrebbero trasformarsi in una grande risorsa da cui recuperare energia rinnovabile o fertilizzanti, biopolimeri e plastiche biodegradabili. Se ne parlerà in una conferenza internazionale, EcoSTP2014, organizzata da un’iniziativa coordinata tra Università di Verona e Politecnico di Milano.

Progetti, ricerche e risultati nel campo delle cosiddette ecotecnologie per il trattamento delle acque reflue verranno presentati a Verona dal 23 al 27 giugno. “Questa è green economy reale, che possiamo ottenere grazie alla ricerca scientifica e all’innovazione tecnologica”, ha sottolineato questa mattina nel corso della presentazione alla stampa Francesco Fatone dell’ Università di Verona.

La conferenza internazionale “EcoSTP2014-Ecotechnologies for Wastewater Treatment” rappresenta una vetrina degli studi e delle prime applicazioni in atto su processi e metodologie di gestione innovative e intelligenti, con un’attenzione particolare alla sostenibilità ambientale ed economica: oltre 250 contributi da 41 paesi, esperti da tutto il mondo che si riuniranno nella città di Verona.

Parallelamente si terrà il meeting plenario del network internazionale Water2020, che promuove lo scambio di esperienze e informazioni tra ricercatori e professionisti di tutta Europa sul tema di una rinnovata concezione di “impianto di depurazione”, per la migliore qualità dell’effluente restituito all’ambiente, il recupero di risorse rinnovabili (biogas e bioidrogeno), il contenimento dei costi e dei consumi energetici, l’efficienza della gestione.

P1000053Tante quindi le realtà coinvolte, non solo operatori del settore ma anche amministrazioni pubbliche, enti di controllo, aziende, gestori del servizio idrico e professionisti. Non a caso erano presenti questa mattina in sala anche Massimo Mariotti, presidente Acque Veronesi e Alberto Tomei, presidente Azienda Gardesana Servizi, Angelo Cresco, presidente Depurazioni Benacensi e Paolo Rocca, direttore tecnico ARPAV. Ma anche l’Ordine degli Ingegneri di Verona e il Consiglio dei Geometri.

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EcoSTP2014 è un appuntamento internazionale di interazione fra scienza, tecnica, gestione e innovazione della depurazione delle acque reflue; è inoltre occasione di confronto tra ricerca applicata – di carattere spiccatamente ingegneristico – e operatori del settore, quali amministrazioni pubbliche, enti di controllo, professionisti, aziende e gestori del servizio idrico.

“Sarà un convegno scientifico ma anche un importante momento di confronto per studiare con tutti i protagonisti del settore, tra cui l’Università vuole fare da fondamentale collegamento, le reali possibilità di applicazione finale, “, hanno sottolineato oggi i promotori dell’iniziativa.

Per maggiori informazioni e contatti: www.ecostp.org

Comitato organizzatore: Università di Verona, Politecnico di Milano, Istituto di Ricerca sulle Acque del CNR, Consiglio di Bacino Veronese, Acque Veronesi, Azienda Gardesana Servizi, Ordine degli Ingegneri Verona – con la collaborazione del Comune di Verona.

 

Articolo ripreso dal sito VeronaGreen.it

I consorzi turistici del Lago di Garda aderiscono al progetto Green Line

Sono 60 le realtà economiche ed associative del Garda veronese e del Baldo che hanno aderito al nuovo progetto Green Line, presentato in questi giorni a Caprino Veronese, nella sede dell’Unione Montana del Garda Baldo.

Il nuovo portale del turismo green www.gardagreentourism.eu raggruppa oltre 350 strutture dell’entroterra Gardesano e delle aree limitrofe: un’iniziativa che vuole riunire i territori attorno ai laghi Garda, Iseo, Idro e Ledro in un’unica una strategia di sviluppo turistico centrata sulla ruralità (Natura, tradizioni, sport, prodotti locali e accoglienza).

Una proposta turistica complementare a quella tradizionale, capace di attrarre nuovi visitatori ma anche di affascinare chi abita in questi luoghi spesso ignorandone il potenziale.

 Il progetto è iniziato a dicembre 2012, promosso da alcuni Gruppi di Azione Locale (GAL), enti finanziati dall’Unione Europea per favorire e sostenere lo sviluppo rurale e la collaborazione tra territori. Capofila è il GardaValsabbia, cui si uniscono il GAL Baldo Lessinia, il GAL Colline Moreniche del Garda, il GAL Gölem (Sebino) e la Comunità Alto Garda e Ledro (Trentino).

La “linea verde” tocca i 4 punti cardinali disegnando una nuova geografia del Garda, oltre i confini amministrativi e sempre più connesso con l’entroterra.

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L’intera offerta è oggi messa in rete e presentata in un catalogo che verrà distribuito nelle più importanti fiere internazionali e sul territorio, in collaborazione con i Consorzi turistici. Ogni realtà aderente viene presentata con una scheda descrittiva dettagliata, con le attività proposte, le peculiarità, le caratteristiche che la rendono “green” e i contatti. Cinque le sezioni in cui è organizzato il catalogo:

1) Natura e l’ambiente;
2) Cultura e tradizioni;
3) Prodotti eno-gastronomici;
4) Sport ecocompatibile;
5) Accoglienza.

Nelle prossime settimane il catalogo verrà pubblicato anche nell’edizione inglese e tedesca. In programma anche la realizzazione di una Green Card, uno strumento che aprirà le porte delle eccellenze della ruralità e permetterà di scoprirne i protagonisti.

Articolo ripreso dal sito VeronaGreen – autore: Redazione

Seawer il mostro marino coreano che mangia la plastica

I marinai che solcano le acque del Pacifico lo sanno bene: sempre più frequentemente si trovano a navigare in un vero e proprio mare di spazzatura, originato dal fatto che ogni anno milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono negli oceani, arrivando a formare vere e proprie isole di pattume non biodegradabile denominate GPGP, Great Pacific Garbage Patch.

Alcune di queste sono di dimensioni superiori ad un paese come la Francia e, guidate dalle correnti oceaniche, hanno più volte compiuto il giro del mondo costituendo una grave minaccia per migliaia di animali marini e per l’ecosistema.
I rifiuti navigano talmente compatti, com’è visibile nella foto aerea a corredo, da impedire all’aria ed alla luce del sole di penetrare nell’acqua, con tutte le immaginabili nefaste conseguenze.

Per contrastare questo fenomeno il progettista coreano Sung Jin Cho ha ideato Seawer: si tratta di un grattacielo al contrario di forma circolare, immerso nelle acque marine per 300 metri di profindità e del diametro di 550 metri.

La struttura galleggiante, in grado di funzionare come stazione di riciclaggio per l’oceano, è in realtà un foro di aspirazione al cui interno verrebbe inglobata la spazzatura affiorante  a pelo d’acqua. La plastica verrebbe raccolta da appositi filtri, mentre l’acqua verrebbe filtrata e, una volta ripulita, rilasciata nuovamente in mare.

Il progetto, che ha ricevuto una menzione d’onore al concorso eVolo Skyscraper 2014, non solo sfrutterebbe l’energia solare per il funzionamento e per gli spostamenti, ma sarebbe in grado di produrne.

La plastica verrebbe dapprima frantumata e successivamente micronizzata attraverso cinque filtri consecutivi in modo da poter essere recuperata e riutilizzata una volta separata dall’acqua e da qualsiasi eventuale residuo organico.
Le particelle plastiche così raccolte tornerebbero verso la superficie per effetto della loro leggerezza, mentre l’acqua scenderebbe in profondità nella struttura, finendo in appositi bacini di sedimentazione per essere ulteriormente purificata,prima di essere reimmessa in mare.

Sicuramente futuristico, il progetto è stato definito anche visionario. A nostro parere una sola cosa è certa: il notevole costo di realizzazione, che se fossimo più civili e consapevoli avremmo potuto risparmiare, destinando le risorse ad altre iniziative.
Ma ormai siamo alla polmonite, e quella non si cura con l’aspirina…

ACS

Acqua nascosta la misurazione del vero consumo di acqua

Dello spreco idrico abbiamo parlato in diverse occasioni. Naturalmente l’acqua, in senso stretto, non viene sprecata poiché il suo percorso è immutabile. Parlando di spreco intendiamo perciò indicare quel quantitativo di risorse idriche dissipato in attività non strettamente necessarie alla vita umana, ovvero che abbisogna di costosi sistemi di depurazione per ritornare ad essere utilizzabile per l’alimentazione umana, per l’agricoltura e per qualsiasi altra attività.

Ciò premesso, il quantitativo di OroBlu consumato quotidianamente pro-capite, specialmente nel nostro mondo che ancora non riesce ad affrancarsi  dai criteri di benessere e spreco, e non tanto necessario per lavarsi, bere o cucinare, ma necessario per portare in tavola cibo ed oggetti di uso quotidiano e definito come “acqua nascosta”, è enorme.

Si dice che un’immagine valga più di mille parole, ed infatti abbiamo scovato un video, interessante proprio perché elementare nelle sue modalità esplicative, nel quale l’information designer Angela Morelli spiega cosa significhi acqua nascosta e fornisce alcuni consigli per ridurre gli sprechi.

 

Per parte nostra, e senza nulla voler togliere alla validità didattica del video, riteniamo che il consumo di risorse idriche per la produzione di carne alimentare sia senza dubbio da considerare come una delle maggiori fonti di dissipazione. Ma non è né la sola né la principale: abbigliamento, manufatti, pigmenti e tutta una serie di oggetti di uso comune comportano uno spreco ben maggiore e, spesso, inutile.

ACS

 

L’acqua e’ pubblica a Berceto e indende rimanere cosi’

Nel piazzale della stazione ferroviaria di Ghiare di Berceto campeggia dal 2012 un erogatore di acqua del sindaco, naturale e gassata, molto apprezzata dai cittadini e dai numerosi villeggianti e che si aggiunge a quello presente dal 2010 nella piazza del duomo.

L’acqua ha un nome, Fonte Romea, dal nome della strada che ripercorre il tracciato dell’antica via Francigena.
Luigi Lucchi, per diverse ragioni decisamente un sindaco con le palle pur se  nascoste nelle mutande – unico capo di abbigliamento da lui indossato unitamente alla fascia tricolore d’ordinanza facendosi in tale mise fotografare per protestare contro l’insostenibile aggravio fiscale deciso dal governo romano – ha dichiarato: “L’installazione serve anche per far riflettere sul consumismo, gli sprechi e le cattive abitudini che impoveriscono l’ambiente. C’è stata e ci sarà una notevole riduzione delle bottiglie di plastica e anche un apprezzamento dei prodotti a chilometro zero.”

In ragione dell’attività che svolgiamo relativamente alla tutela delle risorse idriche ben sappiamo come l’Acqua sia destinata a diventare motivo di conflitto nel mondo e bottino dei sostenitori della finanza creativa: sono previsioni formulate da tempo. Non a caso il nostro motto è Compriamo l’acqua per salvare l’acqua.
Non siamo nell’area subsahariana, pertanto da noi i conflitti per l’acqua non si combattono a colpi di Kalashnikov, non ancora,  bensì di carta bollata.

Ma non per questo sono meno accese e drammatiche le battaglie legali fra le comunità locali che accamperebbero l’assurda pretesa di gestire a modo loro la loro acqua, e organismi sovraordinati che difendono altri interessi.
Nel principale centro della Val di Taro, ricchissima d’acqua e per tale ragione estremamente appetibile, sta accadendo proprio questo: un progetto avviato già nel 2010, che con il referendum pro acqua pubblica del 2011, oltretutto corroborato da un secondo referendum locale (754 voti contro 169 su poco più di duemila abitanti tra i quali infanti e minori che non hanno ancora diritto al voto rappresenta un dato estremamente significativo) aveva chiesto di interrompere il rapporto con Montagna 2000, la multiutility locale, e passare ad una gestione autonoma delle risorse idriche.

KL Cesec CV 2014.02.13 Berceto Acqua pubblica 001

Sembrava prossimo alla realizzazione, ma a sbarrare la strada a Berceto è sceso in campo Atersir di Bologna, ente regionale che ha assunto le competenze degli Ato, l’agenzia che regola i servizi idrici e i rifiuti. Un conflitto istituzionale sul quale è stato chiamato ad esprimersi il Tar di Parma. Atersir ha fatto ricorso contro gli atti dell’amministrazione bercetese, contestando la sua decisione di chiudere i rapporti con Montagna 2000.
Fra Comune di Berceto e Montagna 2000 c’è una convenzione che scadrà solo nel 2025, come deciso dall’Atesir (ex Ato) per uniformare la durata di tutte le convenzioni analoghe nel parmense. Ma l’amministrazione comunale bercetese sostiene che quella convenzione, scaduta nel 2007, è stata prolungata da Ato senza chiedere il parere del Comune. Quindi il contratto è a pena di nullità.

Sembra che il sindaco Lucchi ed i suoi assessori vaneggino, in realtà pretendono che Montagna 2000 riconosca 1,6 milioni di euro a rimborso di mutui pagati per coprire i costi di investimento nella rete idrica usata dalla utility, che a sua volta contesta la richiesta, sulla base dei contenuti della convenzione che ha con Ato. Il Comune sostiene poi che Montagna 2000 non ha fatto gli investimenti promessi e che diversi suoi cittadini siano malamente serviti. Infine, che gestendo da soli la loro acqua, ai bercetesi costerà meno.

Tutte motivazioni certamente strumentali e capziose, si dirà: in effetti i bercetesi accampano l’assurda pretesa di ritorane a riprendersi la propria acqua egestirla in autonomia. Ma il ritorno ad una gestione in autonomia dell’acqua è possibile solo superando diverse dighe giuridiche. Ce la farà Berceto a risalire la corrente degli interessi del ciclo idrico?
Interessante il testo, che qui riportiamo pressoché integralmente, di una lettera chiarificatrice a firma del sindaco, inviata ad una testata online che argomenta di questioni locali:

“Signor direttore,
mi permetta di chiarire la posizione del Comune di Berceto nei confronti di Montagna 2000 s.p.a che gestisce la distribuzione dell’acqua in tutto il territorio comunale.
Ho piacere, come premessa, di ripetere, ancora una volta e pubblicamente, la mia stima come persona, tecnico e dirigente all’arch. Gloria Resteghini che è presidente della società. Stima che me la accomuna con il direttore Mauro Bocciarelli.
Come montanaro ho modo di assicurare che ce ne vorrebbero di dirigenti come questi per aiutare a far rinascere la montagna. Nulla, quindi, di personale ma una battaglia, la mia e dei bercetesi, per sopravvivere e cercare di migliorare grazie alle nostre risorse e nostre forze. Il giorno 16 aprile, con grande e giusto risalto, la Presidente è intervenuta in difesa della società e ha anche sminuito, per doveri d’ufficio, i gravi fatti che mi hanno indotto ad emettere, come Sindaco, ordinanze per i cittadini di Castellonchio e Roccaprebalza che imponevano, in considerazione delle analisi dell’Ufficio d’Igiene, di bollire l’acqua prima dell’uso. Questo divieto è l’ultimo di una grande serie di disservizi che i cittadini del Comune di Berceto subiscono da anni per una gestione che è impossibilitata a migliorare e il cui destino è solo quello di peggiorare e continuare ad essere una palla al piede, come tutti i carrozzoni pubblici nati da miopi visioni politiche, per la montagna e per il Comune di Berceto in particolare.

E’ doveroso che io riaffermi, con profonda convinzione, che l’acqua non deve essere, in nessun modo e per alcun motivo, privatizzata. I cittadini hanno dei diritti inalienabili e tra questi l’uso dell’acqua e dell’aria. Montagna 2000 nata nei primi anni 90 come società pubblico/privata per gestire la distribuzione dell’acqua nei 15 comuni della Comunità Montana s’è rivelata, ben presto, come gli acquedotti del meridione, più adatta a dare da “mangiare” piuttosto che da bere. Sarebbe interessante conoscere e sommare i costi, lo spreco del nostro denaro, il ruolo di freno in ambito degli investimenti e programmazione che questa società ha avuto per le Terre Alte. In lire sono cifre mostruose e tali restano anche in euro.

Ora, per volontà dell’ex Presidente della Comunità Montana Carlo Berni, Montagna 2000 è una società interamente pubblica. Per combattere la casta, ora, i politici hanno ridotto drasticamente l’appannaggio del Presidente e degli Amministratori e Gloria Resteghini, primo Presidente del nuovo corso pubblico, può essere presa a male parole, almeno nelle riunioni pubbliche di Berceto, per pochi euro com’è, in effetti, il suo emolumento. In pratica è una masochista.

Avere ridotto gli appannaggi, però, è un imbellimento da sepolcri imbiancati proprio perché Montagna 2000, come posso dimostrare per il Comune di Berceto, è una società che costa tantissimo e pare fatta apposta per peggiorare i servizi. In definitiva i cittadini, anche per l’acqua, si trovano a dover pagare, in pochi anni, anche aumenti del 200% (duecento x 100) rispetto alla gestione comunale del passato, con servizi nettamente peggiori: Corchia è servita da autocisterne come il Castello di Lozzola e altre località; la depurazione del 70% del capoluogo, nonostante un depuratore, è affidata al vecchio sistema delle fosse Himoff che giustamente rigettano anche nei Paesi Africani e in quelli dell’Est; strade come quella principale di Via Marconi, come altre, attendono il rifacimento dell’acquedotto e della rete fognaria dal 2002; gli agglomerati urbani di Case Brusini e altri scaricano a cielo aperto in canali che poco sotto alimentano nuovi acquedotti che distribuiscono un’acqua imbevibile; la manutenzione dell’intera rete acquedottistica è affidata a due pensionati che per fortuna essendo stati operai del comune conoscono il loro mestiere ma debbono lesinare i metri di tubo da sostituire ancor più di quando facevano lavorando per il Comune e c’erano i famigerati decreti Stammati; l’ordinaria pulizia dei bacini e delle prese d’acqua rientra in lotterie che hanno meno probabilità d’essere prescelte rispetto al sei milionario del super enalotto. Ho evidenziato, vi assicuro, solo pochi casi e neppure quelli più clamorosi. E’ una situazione insostenibile e non resterò, come Sindaco, passivo.

Ho la fortuna di non essere ricattabile n’è politicamente, n’è personalmente e allora posso e debbo fare solo gli interessi dei miei amministrati e del mio Comune. A ben vedere questo diventa una forza enorme che i miei predecessori e i miei oppositori non possono mettere in campo e non hanno messo in campo altrimenti, nel 2001, avrebbero, nel contratto di servizio a Montagna 2000, delibera n. 2 del 12 gennaio 2001, fatto rispettare la Legge Galli. Il mancato rispetto della Legge danneggia notevolmente ogni bercetese e crea una situazione ridicola simile a quella che avrà provato l’ignaro turista dopo aver acquistato la Fontana di Trevi da Toto.

In effetti, regaliamo l’acqua, regaliamo gli investimenti fatti dal Comune che ancora gravano per circa 90.000 euro l’anno sul nostro bilancio come hanno gravato dal 2001 ad oggi (1.000.000 d’euro regalati dai bercetesi a Montagna 2000 e ai borgotaresi), paghiamo gli aumenti come se fossero state fatte migliorie agli impianti che non sono state fatte e aggiungiamo, inoltre, come quest’anno, 392.000 d’euro per pagare le bollette dell’acqua. 392.000 che diventeranno, tenuto conto dell’ulteriore aumento del 5% sul 2010 euro 411.000. Questi 411.000 euro, nello scalcinato e drammatico bilancio del Comune di Berceto, per quello che riguarda le entrate dei primi tre titoli rappresenterebbero il 10% E’ tantissimo.

Tutte queste cose che affermo e posso dimostrare, già nei primi giorni dopo la mia elezione a Sindaco dell’8 giugno 2009, essendo un uomo di compromesso, le ho illustrate a Gloria Resteghini e Mauro Bocciarelli in diversi e amichevoli incontri voluti per arrivare a qualche soluzione meno gravosa per il Comune e i bercetesi. Ho avuto un muro. Un niet come quelli per cui era famoso il ministro degli esteri Sovietico ai tempi di Breznev. Ora serve, com’è suo dovere, l’intervento del Presidente della Provincia, dell’Assessore Provinciale all’Ambiente, del Presidente dell’Ato (Ambito territoriale ottimale) per arrivare ad una soluzione che smetta di penalizzare in modo tanto gravoso ogni singolo utente di Berceto.

Per mettere fine, insomma, ad un’ingiustizia che non possiamo più accettare. Ho cercato e cerco di far intervenire Luigi Bassi Presidente della Comunità Montana ma è del tutto sordo, muto e non vedente come le famose tre scimmiotte. A Bassi, però, come Sindaco di Varano, tenuto conto che lui è portato ad esaltare tanto Montagna 2000 e ad affidargli anche la raccolta e smaltimento dei rifiuti oltre i finanziamenti che dovevano andare ai singoli comuni proprio nel settore rifiuti, chiedo di comprare, come Comune, le quote di Montagna 2000 detenute da Berceto tenuto conto che lo considera un affare.

Un affare che come Berceto facciamo volentieri meno di fare. Possiamo anche regalargliele. Per concludere faccio pubblicamente, a voce alta, due conti: I cittadini di Berceto, nel 2010, pagheranno 411.000 euro per le bollette dell’acqua, a questo importo sottraggo 56.000 euro che immagino il costo di due operai comunali nel settore acquedottistico al 5° livello, detraggo, inoltre, anche il costo del mutuo oggi ingiustamente pagato dal Comune al posto di Montagna 2000, euro 90.044, resterebbero, per fare investimenti circa 264.955 euro l’anno. Cifra molto, ma molto efficace per il nostro drammatico bilancio comunale al quale si aggiungerebbero i benefici d’avere più cespiti, di presentare meno ricorso all’anticipazione di cassa della Tesoreria e l’aumento dell’occupazione in loco oltre ad un giro virtuoso e locale del denaro dei bercetesi. Volendo fare, per la grande passione, bene il Sindaco di Berceto mi prefiggo, in ogni modo, di raggiungere questi risultati oltre il risultato strategico di captare e accumulare molta buona acqua da vendere anche agli altri Comuni. Sono un fautore degli aiuti alle Terre Alte ma visto che non ci sono quantomeno non privateci delle nostre risorse. Non fateci mantenere carrozzoni inutili come la Comunità Montana, Montagna 2000, l’ASP, l’ACER, l’ATO. Continuate pure, insomma, a non darci nulla, a tenerci nel sottosviluppo, ma non rubateci più e come bercetesi saremmo ricchi.
Luigi Lucchi”

Non aggiungiamo nemmeno un sospiro, una virgola, un’interpunzione a questa lettera, che ci sembra oltremodo significativa di un sentire, e che non riteniamo affatto frutto di localismi esasperati.

KL Cesec CV 2014.02.13 Berceto Acqua pubblica 002

Insubria una regione all’avanguardia nella protezione dell’Acqua

Nel territorio compreso fra Milano e i laghi prealpini esistono legami antichi che il tempo non ha mai cancellato: stessa lingua e stessa storia, nonostante le dominazioni e le frontiere politiche susseguitesi nei secoli.
Paradossalmente, e fortunatamente aggiugiamo, la globalizzazione e la crescente integrazione fra stati ha comportato che le regioni riacquistassero importanza. E la regione dei laghi ha ritrovato questo nome, a lungo dimenticato e che suona strano: Insubria.

Ma ci sono tante Insubrie. C’è quella storica, che si riferisce al territorio compreso fra il Po e i laghi prealpini abitato sin dall’antichità da una popolazione di origine celtica, successivamente conglobata nell’Impero Romano. C’è quella politica, nata negli anni Novanta e della quale, poiché nasconde spesso fuffa e giochi strumentali, non ci interessa proprio nulla. Del resto, se è vero che non crediamo più alla favola della democrazia rappresentata e delegata, figuriamoci se crediamo a icone e bandiere inventate di sana pianta per raccattare voti.

KL Cesec CV 2014.02.03 Insubria 002

C’è infine l’Insubria delle persone, quella che ben conoscono i frontalieri: italiani che lavorano in Vallese e in Ticino e svizzeri che lavorano in Piemonte e Lombardia. Oppure artigiani e imprenditori, che grazie all’entrata in vigore dei trattati bilaterali possono affrontare con maggiore libertà attività economiche dalle due parti della frontiera. E infine i consumatori, interessati a spendere in modo oculato i loro soldi, o semplicemente intenzionati ad approfittare pienamente dell’offerta culturale e di svago offerta da una regione estremamente ricca, interessante e che non ce la fa proprio a nascondersi sotto il tappeto, a fingere di non possedere la propria profonda radice culturale.

Ciò premesso andiamo a Lecco, città della quale abbiamo parlato la scorsa estate a proposito del Movimento per l’Acqua Pubblica e che nel 2013 è stata insignita del titolo di Città Alpina attribuitole da una giuria internazionale e consegnatole in una cerimonia pubblica, ed entrando così a far parte di un ristretto gruppo al quale appartengono città italiane, slovene, austriache, tedesche, svizzere e francesi.

Noi, quella sera, c’eravamo. Da furestèe, forestieri, infiltrati, ma non dimenticheremo quanto ci siamo fatti coinvolgere da quel clima da stadio e nel contempo di profonda commozione e da prima della Scala.
E oggi vogliamo ricordare qui le parole del sindaco Virginio Brivio, pronunciate allorché ricevette il testimone dalle mani di Jean Luc Rigaut, sindaco di Annecy, Città alpina 2012: “E’ un onore e al contempo una particolare responsabilità e noi, insieme ai nostri concittadini, dobbiamo dimostrarci all’altezza”.
Non sta a noi giudicare se l’Amministrazione lecchese sia stata o meno all’altezza. Per chi volesse approfondire i risultati sono sul sito del comune. Sappiamo però che Lecco ha puntato a temi come la mobilità dolce, il risparmio energetico e, con particolare focalizzazione, la tutela della risorse idriche. Relativamente alla mobilità dolce, oltre all’istituzione del bike-sharing, è stato allargato alla fascia pomeridiana il servizio del Piedibus, grazie al quale i 650 alunni che andavano as cuola evitando che i loro genitori emettessero tonnellate di CO2 sono diventati oltre mille. Non male.

Quanto al risparmio di energia, il comune ha speso un sacco di soldi investendo nell’incentivazione di costruzioni a elevata efficienza energetica e nell’introduzione dell’illuminazione pubblica a led. Anche qui non male.
Ma il vero punto che ha focalizzato la nostra attenzione non poteva che essere rappresentato da Sora Acqua:
non solo educazione a consumi più consapevoli tramite la sensibilizzazione dei cittadini e l’installazione di erogatori di acqua alla spina, ma anche la lotta all’inquinamento, con l’ammodernamento e l’ampliamento del depuratore cittadino, la cui inadeguatezza era stata più volte sottolineata. E tutela dei corsi d’acqua, attraverso la rinaturalizzazione di tre torrenti che sfociano a lago, ed un convegno tenutosi lo scorso ottobre sui mutamenti climatici. Non da ultimo la riconsiderazione del contratto per la distribuzione cittadina dell’acqua potabile

KL Cesec CV 2014.02.03 Insubria 001

Salvare l’Acqua diventa un concorso a premi nelle scuole italiane

Anche a scuola l’Acqua, risorsa limitata e fondamewntale, diventa protagonista con Grow the Future, Save the Water, il progetto promosso da Netafim e Syngenta per gli istituti tecnici e professionali di tutta Italia che premia i migliori elaborati dedicati alla corretta gestione dell’acqua in agricoltura.

L’iniziativa, lanciata lo scorso anno, è ripartita con la seconda edizione eleggendo come Save the Water per la sua forte valenza educativa.

Il percorso  è rivolto agli studenti di chimica, biotecnologie ambientali, agraria, tecnologie agroalimentari ed agroindustriale e degli istituti professionali per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. Mira a sensibilizzare i professionisti del futuro rispetto alla ricerca, all’innovazione e a un utilizzo responsabile di questa importante risorsa, il cui 70% dei consumi totali nel mondo, lo ricordiamo, avviene nel settore agricolo.

Grow the future, save the Water nasce con l’intento di incoraggiare un’agricoltura produttiva e sostenibile, rispettosa dell’uomo e dell’ambiente attraverso soluzioni efficienti e innovative che favoriscano una gestione sostenibile della risorsa idrica in agricoltura.

Approfondendo il tema dell’efficienza irrigua e del risparmio gli studenti potranno, attraverso schede didattiche sull’utilizzo dell’acqua in agricoltura e in particolare su mais e pomodoro, due tra le coltivazioni più diffuse in Italia, realizzare un progetto di coltivazione focalizzato sul risparmio idrico.
Allo scopo riceveranno un kit da Netafim per la posa di un impianto irriguo a goccia ed uno da Syngenta contenente semi di mais: potranno così vivere un’esperienza pratica e raccontarla nel loro progetto.

KL Cesec 2014.01.27 Logo Grow the Future

Una giuria selezionerà i migliori tre elaborati sulla base di criteri di originalità, credibilità e coerenza.
“Grow the future è un progetto didattico rivolto alle future leve dell’agricoltura italiana”, ha dichiarato Luigi Radaelli, amministratore delegato di Syngenta Italia, società da sempre impegnata a incoraggiare lo sviluppo di idee che possano veramente fare la differenza nel ricercare le soluzioni più sostenibili alle sfide che l’agricoltura è costretta ad affrontare oggi, aggiungendo: “L’iniziativa rientra nel The Good Growth Plan – Gli impegni concreti per il futuro dell’agricoltura,  l’ambizioso piano con cui ci siamo impegnati a realizzare entro il 2020 progetti che promuovano un radicale cambiamento della produttività agricola mondiale verso una maggiore sostenibilità. Grow the Future, Save the Water, dedicato interamente alla tematica dell’acqua, soddisfa la prima sfida del nostro piano: Più cibo, meno spreco di risorse, fondamentale per salvaguardare il futuro del nostro pianeta”.

Netafim, società leader nell’irrigazione a goccia, è propria volta da sempre focalizzata sull’importanza del risparmio idrico, ponendo acqua e scarsità di terreni in cima alla lista delle grandi sfide globali: “Per questo motivo Netafim utilizza le sue competenze e la sua esperienza nella tecnologia a goccia per contribuire a un uso sostenibile dell’acqua”, ha dichiarato Luca Olcese, Managing Director di Netafim Italia.

Attraverso il coinvolgimento e la collaborazione degli studenti, vale a dire la prossima generazione di agricoltori, imprenditori e consumatori, Grow the Future, Save the Water rientra nelle iniziative in atto per contribuire in modo diretto a creare un mondo dove ci sia una maggior consapevolezza sull’utilizzo dell’acqua.

Netafim è leader mondiale con soluzioni innovative per l’irrigazione a goccia e la micro-irrigazione per un futuro sostenibile, Syngenta AG è una società svizzera quotata, attiva nel settore delle biotecnologie e della ricerca genomica, che commercializza sementi e pesticidi impiegando 27.000 persone in oltre 90 paesi.

ACS

Cos’hanno in comune il Forum Economico Mondiale e i Movimenti per l’Acqua in Italia?

Ogni anno a gennaio, poco prima dell’annuale incontro di Davos, il World Economic Forum diffonde un documento di analisi sui rischi globali denominato, per l’appunto, Global Risks.

Il rapporto, frutto di un’attività di studio sviluppata nel corso dell’anno precedente, è costruito per gran parte sui risultati del Global Risks Perception Survey, un sondaggio svolto generalmente a settembre su un campione di oltre 1.000 esperti provenienti da 100 Paesi e rappresentativi della società civile, del mondo accademico ed istituzionale, ma  soprattutto dei settori aziendale e finanziario.

E’ noto come il Forum tra le montagne svizzere costituisca uno degli appuntamenti internazionali più importanti ed esclusivi per i leader globali del mondo economico dove gli esperti stimano, su una scala da 1 a 5, probabilità e impatto di 50 rischi globali proiettati su un orizzonte temporale di dieci anni, vale a dire quale probabilità esista che un dato rischio si manifesti nel corso del decennio e, ove si manifesti, quanto grande possa essere l’impatto.

Quanto a probabilità, quest’anno la palma dei top five va all’aumento del gap tra ricchi e poveri seguito da mancata riduzione dei debiti sovrani, aumento delle emissioni di gas serra e crisi di approvvigionamento idrico ed incapacità nella gestione delle problematiche connesse con l’invecchiamento della popolazione.

Relativamente all’impatto, in cima alla classifica viene collocato il collasso di un’istituzione finanziaria o di una moneta di rilevanza sistemica per l’economia globale, seguito da crisi di approvvigionamento idrico, mancata riduzione dei debiti sovrani, crisi alimentari e diffusione di armamenti di distruzione di massa.

Se il collasso di un’istituzione finanziaria o di una moneta potrebbe riguardare l’Euro, l’incapacità nell’implementare misure efficaci a protezione della popolazione di fronte ai cambiamenti climatici – dati quindi per certi – costituisce invece il rischio più importante tra quelli ambientali.

Per quanto concerne il nostro lavoro, vediamo come il rischio idrico sia collocato al terzo posto fra le probabilità e addirittura al secondo per quanto riguarda l’impatto. Sono entrambe posizioni che devono indurre a meditare.

Forum a confronto

Novità dell’edizione 2013: poiché prevenire è meglio che curare, a 14.000 top manager è stato chiesto di esprimere un parere sulle capacità di monitoraggio, prevenzione e gestione dei rischi globali da parte dei propri governi nazionali. Sorpresa: Singapore risulta al primo posto, in realtà guadagnato grazie ad ingenti investimenti in denaro e risorse finalizzate al potenziamento delle capacità di previsione strategica di lungo termine, sviluppando un sistema nazionale di horizon-scanning in stretta sinergia tra governo, università, ricerca ed aziende private considerato un modello a livello internazionale. La Germania è al 17° e il Regno Unito al 20°, gli USA al 29° e la Cina al 30°, la Francia al 31° e l’Australia al 32°. Noi siamo come il nostro prefisso telefonico: 39, prima di Israele (44°), Spagna (53°), Giappone (67°) e Russia (73°).

Ed ora scarrelliamo passando dal campo lungo dello scenario mondiale al primo piano della questione idrica di casa nostra.

Si è svolto sabato 18 gennaio a Milano il Forum sull’Acqua Pubblica, che ha evidenziato come inalterate permangano le criticità legate all’applicazione del referendum del 2011, quando 27 milioni di italiani hanno votato si alla ripubblicizzazione dell’acqua.

In particolare i relatori hanno affermato come l’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas riproponga nelle bollette il calcolo per cui la remunerazione del capitale investito, abrogata dai referendum, viene camuffata sotto la denominazione oneri finanziari.
I relatori hanno inoltre espresso riserve sulla capacità del metodo tariffario di garantire gli investimenti necessari al comparto idrico, che dovrebbero però essere definiti come costi, “tutelando gli interessi di pochi e ricchi privati, a scapito degli interessi della collettività e del tessuto sociale sempre più impoverito ed attaccato nella crisi in cui viviamo”.

A nostro avviso, sia pure per completezza informativa, il convegno è andato brevemente fuori tema descrivendo certe dinamiche della Cassa Depositi e Prestiti, alimentata primariamente dal deposito postale e che dal 2003 ha modificato la propria forma giuridica da ente pubblico a SpA, applicando ai Comuni che vi contraggono mutui interessi ai tassi di mercato.

Siamo altresì convinti che una ripubblicizzazione dell’acqua a prescindere non costituisca affatto la panacea dei mali che affliggono il servizio idrico. Gli stessi relatori si sono contraddetti parlando di un metodo tariffario inadatto a garantire gli investimenti, chiamandoli però poi costi. Ma gli impianti di desalinizzazione, potabilizzazione, adduzione, distribuzione, depurazione e via enumerando non possono costituire semplici costi, bensì investimenti. Investimenti a lungo termine, frutto di programmazione, di lungimiranza, di scelte tecniche, di consenso.

Pensiamo solo alle condotte di trasferimento, che secondo uno studio del 2005 perdevano lungo il percorso il 29% di acqua, salito al 37% nel 2009 ed ancora, secondo gli ultimi dati disponibili, risalenti al 2011, al 41%.

La dimostrazione che non sempre privato sia sinonimo di nefandezza l’ha portata proprio il Comitato Milanese Acqua Pubblica. Premesso che a Milano la gestione idrica è affidata alla Metropolitana Milanese SpA, alla domanda su quali fossero le iniziative attuate in ordine alla campagna di obbedienza civile sulla tariffa, che prevede l’autoriduzione del 7% di remunerazione del capitale, il Comitato ha risposto: No, non abbiamo partecipato alla campagna di obbedienza civile sulla tariffa perché abbiamo valutato che a Milano non ne sussistessero le condizioni:
– sulle bollette dei milanesi non ha mai gravato l’onere del 7% di remunerazione del capitale, bensì una quota molto più ridotta che si aggira intorno al 2%;
– in questa città le bollette dell’acqua sono le più leggere d’Italia a fronte di una altissima qualità: in queste condizioni non ci sono margini per convincere i cittadini all’autoriduzione. (fonte: Comitato Milanese Acqua Pubblica)

Lo abbiamo già visto in passato, e in numerosi settori, che la privatizzazione spinta all’estremo è come le sigarette: nuoce gravemente al servizio offerto. Pensiamo solo alle ferrovie da quando preferiscono giocare a Monopoli piuttosto che far partire i treni senza rincorrere mire di scempio ambientale per guadagnare venti minuti di percorrenza.

Ma anche il pubblico ad ogni costo della medicina ha solo l’amaro, e non è detto che faccia bene: tavoli, commissioni, spartizioni, consulenze, presidenze, comitati, bilancino del farmacista elettorale.
E intanto gli investimenti languono, quando vengono avviati i lavori la tecnologia è obsoleta, i soldi stanziati non bastano più, lo scenario è mutato… tutte cose che conosciamo.

La soluzione ideale, a nostro avviso, è una società la cui proprietà sia ripartita fra i diretti utilizzatori del servizio, che sarebbero così garantiti dal fatto di disporre del servizio stesso e dal timore che nessun altro possa comprare la loro fonte idrica. Una confederazione, un consorzio o, meglio ancora, un fondo, possono inoltre garantire economie di scala attraverso lo scambio e l’implementazione di tecnologie comuni oltre che di una tutela normativa.

Alberto C. Steiner

Il Forum Italiano movimenti per l’Acqua si incontra a Milano

Riceviamo dagli amici del CESEC Centro Studi ed Esperienze di Consapevolezza, che vi prendono parte, la notizia che sabato 18 gennaio a Milano presso la sala convegni della sede provinciale ACLI in via Della Signora 3 si tiene il convegno Per il diritto all’acqua, promosso dal Forum Italiano Movimenti per l’Acqua e dedicato alla costituzionalizzazione del diritto all’acqua mediante la piena attuazione dei referendum del 2011. Durante i lavori, che prevedono di concludersi con un dibattito pubblico, si parlerà anche di un nuovo e legittimo sistema tariffario oltre che delle forme di finanziamento del servizio idrico.

VedovellaL’attuale crisi economica e sociale rende il tema del diritto all’accesso all’acqua di stringente attualità e l’applicazione dei referendum del 2011, oltre ad essere rispettosa della volontà popolare, è un primo passo fondamentale nella direzione della piena realizzazione di tale diritto.

Il convegno denuncia come il diritto all’accesso all’acqua sia messo in discussione a partire da un sistema tariffario illegittimo e da un sistema di finanziamento del servizio idrico non equo e insostenibile.
Per maggiori notizie rinviamo al blog Cesec – CondiVivere.
ACS

Italia campione del mondo nell’utilizzo dell’acqua!

Former Italian coach Enzo Bearzot died on Tuesday, 21 December 2010 aged 83Madrid, 11 luglio 1982. A parte chi non era ancora nato nessuno, credo, ha dimenticato quella voce, e quel grido, ripetuto due volte: Campioni del mondo! campioni del mondo!

La voce apparteneva al cronista Nando Martellini, il resto è storia, compresa l’immagine della partita a scopone giocata sul volo del ritorno tra Zoff, Causio, Bearzot e l’allora presidente della Repubblica Pertini, con la coppa del mondo al centro del tavolo.

Il nostro Paese è tuttora campione del mondo, anche se ad onor del vero sempre costretto a contendere il titolo agli Stati Uniti d’America e alla Cina. Campione di spreco idrico.

Abbiamo una notevole disponibilità di risorse idriche, al Nord come al Sud nonostante che l’iconografia ufficiale rappresenti un Meridione permanentemente assetato, ma spesso entriamo in emergenza.
Considerando i soli utilizzi domestici consumiamo più acqua rispetto a Regno Unito, Spagna e Francia, il doppio rispetto alla Germania e più dei paesi scandinavi considerati nel loro complesso. Non siamo ancora entrati nell’ordine di idee che, mentre ci spazzoliamo i denti con lo spazzolino è inutile che lasciamo scorrere l’acqua nel lavandino, allo stesso modo in cui è inutile lasciarla scorrere nella doccia mentre ci insaponiamo. Per non parlare di quando laviamo i piatti con il rubinetto dell’acqua, ovviamente calda, inutilmente aperto a manetta.

Tra l’altro siamo tra i maggiori consumatori mondiali di acque in bottiglia, pur essendo questo un dato fuorviante in quanto negli altri paesi, a tavola, non si beve prevalentemente acqua bensì altro.
Esaminando gli usi massicci emerge che l’agricoltura è il settore maggiormente assetato con un utilizzo che si attesta sui 25 miliardi di metri cubi annui, seguito a distanza dall’industria e dall’energia per un complesso di 15 miliardi, mentre il terziario ne assorbe all’incirca 9 miliardi.

Ma a quanto assommano e come sono distribuite le risorse idriche nazionali?

Siamo il Paese dell’Europa meridionale più ricco di risorse idriche, ben più della Francia e della Spagna, per non parlare della Grecia e persino dell’area balcanica. Contornati come siamo a nord dalle Alpi, ricchissime di corpi idrici, disponiamo di ben 69 laghi naturali di superficie pari o superiore a 0,5 km², 183 bacini artificiali con oltre 1 km² di superficie, ai quali dobbiamo assommare 234 corsi d’acqua e fiumi di una certa rilevanza a livello idrico ed ambientale. Inoltre, i corpi idrici superficiali e sotterranei destinati alla potabilizzazione sono quasi 500, e 400 sono i laghi a partire da 0,2 km² di estensione, andando a consolidare, così, un’abbondanza di risorse idriche già fisiologicamente presenti sul territorio sia naturalmente che artificialmente.

Le acque di origine lacustre, considerando nel novero solo gli specchi d’acqua di superficie pari o superiore a 0,2 km² di superficie, comprendono 150 miliardi di metri cubi, una riserva ingente anche se distribuita in modo irregolare sul territorio nazionale. Basti pensare che la metà dell’acqua lacustre si trova nella sola Lombardia, anche se la cubatura dei laghi Maggiore e Garda, il più esteso a livello nazionale pur se non il più profondo, è convenzionalmente divisa rispettivamente con Piemonte/Svizzera e Veneto/Trentino. La cubatura del lago di Lugano ci è invece attribuibile solo nella misura del 21%.

L’Italia settentrionale accorpa complessivamente il 62% del patrimonio idrico nazionale con 124 miliardi di metri cubi, ed è anche quella che – Lombardia in testa – ne fa maggiormente uso.
I 26 miliardi di metri cubi residui sono dislocati prevalentemente nei laghi appenninici, mentre il Sud e le Isole dispongono soltanto del 3% delle acque d’origine lacustre.

Le acque di origine fluviale sono raggruppate in 11 fiumi considerati di interesse nazionale, 7 di questi sono al Nord: Po, Tanaro, Ticino, Adda, Oglio, Adige, Isonzo; al Centro: Arno, Tevere; al Sud: Garigliano, Volturno.

Fiumi Nord

A questi si sommano altri bacini di minore estensione o portata, ai quali vanno aggiunti quattro bacini classificati come sperimentali. Insomma, siamo ricchissimi di acqua: oltre 50 miliardi di metri cubi annui, pari a quasi 1.000 metri cubi per abitante. Ma tuttora presentiamo problemi di disponibilità delle risorse, specialmente durante i mesi estivi. E non solo al Sud.

Secondo i dati forniti dall’Istituto Nazionale di Economia Agraria destiniamo all’irrigazione il 70 per cento dei prelievi e l’80 dei consumi totali di acqua a livello nazionale. Una quantità impressionante, ma che da anni spinge il settore agricolo a costanti aggiornamenti finalizzati all’ottimizzazione delle risorse tecnologiche ed impiantistiche. La ragione è che in agricoltura e zootecnia l’acqua prelevata viene effettivamente consumata, a differenza dei settori industriale, energetico, terziario e domestico, che presi nel complesso possono restituire anche il 90% dell’acqua prelevata. Ma quest’acqua, prelevata in buone condizioni, viene resa ai sistemi fognari di qualità scadente quando non pessima.

Conseguentemente i consumi maggiori si registrano al Nord con oltre il 60 per cento in ragione dei processi di urbanizzazione ed industrializzazione avvenuti nell’ultimo cinquantennio e della densità delle superfici agricole. Non dimentichiamo che la Lombardia è la regione più agricola d’Italia. Le Isole risultano essere le più parche nei consumi, assommando solo l’8%, mentre il Centro utilizza il 10 per cento delle risorse e il Sud il 15.

Il settore industriale registra ormai da anni una costante diminuzione dei consumi, purtroppo non solo grazie all’innovazione ma a causa della crisi economica, mentre aumentano di pari passo gli utilizzi – e gli sprechi – civili e domestici.

A parte casi, non infrequenti specialmente al Sud, di condotte marcescenti che comportano perdite anche sensibili lungo il tragitto, sempre al Sud si assisterebbe al fenomeno dei furti; nota e rovente è la querelle, tuttora in corso con risvolti anche giudiziari, nel comprensorio del Calore.

Concludiamo con un dato curioso: uno studio dell’Università di Bologna ha stimato in 1.538 mc/Ha/y, vale a dire metri cubi per ettaro per anno la quantità d’acqua necessaria per irrigare la superficie unitaria di un campo da golf, benché la Regione Liguria faccia ascendere tale dato ad oltre 2.000 mc.

L’Autorità Ambientale della Regione Puglia ha invece valutato un consumo di 100.000 mc/Ha/y per un campo della superficie di 60/70 Ha, con incrementi del 50-60% durante la stagione estiva relativamente alle condizioni dell’Italia meridionale. L’aspetto curioso è che relativamente all’utilizzo delle risorse idriche i campi da golf non sono considerati impianti sportivi, ma superfici agricole.
ACS