Relativamente allo stato dell’arte riguardante il recupero dell’antico borgo di Campo di Brenzone, dai nostri amici del Centro Studi Cesec riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Cari amici di Kryptoslife, lo confessiamo: siamo stupiti.

Abbiamo condotto una ricerca su Google per vedere a che punto fossero le iniziative ed i lavori per il recupero del borgo di Campo. Dopo tanto parlare sulla stampa, dopo la notizia che sono in arrivo i fondi europei e dopo alcuni lavori risalenti alla scorsa estate per la messa in sicurezza, digitiamo la chiave di ricerca “recupero campo brenzone” e… ritroviamo noi stessi, addirittura in prima posizione come mostra l’immagine che alleghiamo, dove le notizie che ci seguono risalgono rispettivamente al 13 agosto ed al 30 ottobre del 2011; la precedente, intervallata da due richiami per così dire istituzionali, addirittura al 5 gennaio 2006: oltre otto anni fa!

KL Cesec CV 2014.01.31. Campo ricerca Google

Il resto è folclore in ordine sparso, e non siamo al Giro d’Italia…

Sarà che la nostra è un’associazione culturale composta da quattro gatti, anzi per la precisione quattro persone e un gatto rosso che si chiama Tommy, sarà che i nostri orizzonti sono limitati ad un borgo in una valletta che, nella Valtellina di bitto ed eresia luterana, pizzoccheri e storie di streghe ed inquisizione, ha dapprima conservato la propria integrità, e successivamente ha saputo svilupparsi, per il fatto di essere priva di strade carrozzabili.
Ma dove la gente ha recuperato antichi fienili, stalle e malghe abbandonate da chi era emigrato e ci vive, soprattutto d’estate, senza né clamore né ricorrere alla costituzione di enti, congreghe o consorzi per l’accesso a millantati o improbabili fondi europei, nazionali e neppure regionali.

Questa gente, nel 1969, si è frugata nelle tasche e con i propri soldi si è costruita una teleferica per portare su materiali da costruzione, viveri ed altro. E portar giù la spazzatura. E il 10 maggio 2010, sempre con i propri soldi giustificati sino all’ultimo centesimo, questa gente ha aperto un rifugio. Frequentatissimo nonostante occorrano due ore buone di marcia per arrivarci.
Certo, pur non essendo i folletti della Loacker che vengon giù dai monti, nel nostro caso di Valtellina, siamo consapevoli che ci difetta probabilmente quel respiro internazionale che permea il Benaco. Sarà per questo che non riusciamo a comprendere? Sarà per questo che qualcosa ci sfugge?

A noi piace Campo. Immensamente. Siamo andati a parlare con l’attuale sindaco di Brenzone, che ci ha accolto con una gentilezza incredibile mettendoci a disposizione uno dei tecnici comunali, il quale a propria volta è stato estremamente esaustivo di spiegazioni e documentazione. Siamo stati a Verona alla sede de L’Arena ed alla Soprintendenza, e già che c’eravamo in un paio di banche e in un’importante compagnia di assicurazioni locale con le quali abbiamo stretti rapporti in ragione dell’attività professionale di alcuni di noi: tutti estremamente gentili, interessati e disponibili. Anche ad intervenire finanziariamente, qualora ne dovessero ricorrere i presupposti.

Infine siamo andati a trovare il presidente della fondazione che si occupa della salvaguardia di Campo. Nonostante siamo arrivati nel suo ristorante in prossimità dell’ora di pranzo anche lui ci ha accolti con estrema cortesia mentre i suoi colaboratori svolazzavano fra i tavoli, mostrandoci il bellissimo elaborato realizzato da alcuni studenti tedeschi e raccontandoci di fondi europei in arrivo, contributi ottenuti da una banca veronese per la messa in sicurezza di alcune strutture, ed infine di un contributo di 1.000 euro raccolto tra alcuni appassionati stranieri.

Abbiamo parlato con gli operai che lo scorso settembre stavano lavorando alla costruzione della strada ed abbiamo verificato come, con un opportuno sistema di pompe, fosse possibile smaltire i liquami biologici risolvendo il problema di una pendenza altrimenti impossibile. Abbiamo anche notato l’alveo di un torrente nel quale posare una condotta – facendo attenzione per quanto riguarda l’invaso ed il flusso idrico – per il deflusso a valle dei predetti liquami, che potrebbero essere così opportunamente trattati.
Abbiamo parlato con persone, letto articoli sulla stampa internazionale e sul web: tanto interesse, tanto entusiasmo. Ma allora perché non accade nulla?

Tra l’altro, ci sarebbero persone a noi vicine che dispongono dei mezzi finanziari, della passione e delle competenze per investire somme anche considerevoli nel recupero di Campo. E vorrebbero recuperarlo perché sia al servizio della gente, non per una speculazione edilizia.

Perché vi si possa creare un’enclave a tutela del territorio e delle sue specificità culturali, storiche, artigianali. E, non da ultimo, un luogo di eccellenza per la salvaguardia dei sapori, in primis l’olio, magari attraverso un’attività ricettiva di nicchia.
Ma, essendo prevalentemente stranieri, hanno posto subito una condizione: l’assoluta assenza di comitati all’italiana, pasticci, carrozzoni da circo.

Noi potremmo anche rappresentare questo interesse, notevole e concreto. Ma sinceramente non sappiamo né dove né con chi.
E’ per questa ragione che scriviamo questa lettera. Forse vostro tramite qualcuno la leggerà.

Centro Studi Cesec