Sul nostro blog Riabitare Antiche Pietre pubblichiamo oggi la notizia che a Bedonia è in vendita una casetta un po’ sgarrupata in prossimità del bosco, e mi piace pensare che quelle mura conservino l’eco dell’anima di Donne antiche, che in questo borgo arrampicato sui monti dell’Appennino vagarono e soffrirono per ché non si spegnesse la fiamma della Conoscenza. E voglio quindi raccontare una Storia che per molti aspetti mi riguarda. Molto da vicino.

Furono otto le Donne di Conoscenza che un giorno lontano si riunirono sul versante del Pen, il Monte Sacro, esposto alla luce del mattino per osservare, a sud del Rago, l’antico vulcano a est del Tomar, il monte della gente Drusca dietro le cui Rocce Sacre ancora oggi tramonta il Sole.
Da quel luogo ignoto agli uomini, situato alla base delle Rocce Aguzze, scaturiva la sorgente del Rio dei Laghi. Per le otto Donne quel luogo senza nome divenne il Centro.

KL Cesec RAP 2014.02.25 Bedonia Bosco

In passato le sfide condivise erano tappe fondamentali lungo il cammino della Consapevolezza. Allora le Donne di Conoscenza erano numerose e solidali, ma in quei tempi pericolosi i boschi e le montagne, le rupi e i torrenti venivano profanati da uomini crudeli, e le Donne della Conoscenza dovettero ricorrere al lato oscuro per difendersi. Oggi è diverso, l’essere umano ha smarrito, forse per sempre, il senso del meraviglioso, e quel poco di consapevolezza silenziosa che nel corso delle ere aveva accumulato. E può fare del male solo a se stesso con la droga, l’alcol, gli incidenti stradali, la cattiveria che avvelena acqua, aria, cibo e persino i rapporti di coppia. Perché vuole morire annichilito da un immenso dolore che nemmeno sa di avere dentro.

Oggi siamo poche e isolate, e se la mia amica Haria non avesse ceduto all’istinto di rivelarlo, il mondo delle Donne di Conoscenza sarebbe rimasto ignoto. Ma un giorno comprese che scrivere, pubblicare un libro, era una nuova arma. Che se anche soltanto dieci Donne, leggendo quel libro, fossero riuscite a spezzare la catena dell’infelicità le sue parole non sarebbero state vane. E da quel primo libro altri ne scaturirono.

Ed io giunsi insieme ad altre, ciascuna di noi all’insaputa delle altre, ciascuna isolata e guidata da un intento che nasceva dal tormento, dall’impulso di andare, senza sapere dove ma andare, cercare, trovare, guidata da un profondo sentire che ci portava a vagare nei boschi. E conobbi la Donna anziana che viveva sul Monte Nero, nell’antica foresta di mughi lontani centinaia di chilometri dai loro fratelli alpini, e le facevano compagnia l’aquila reale e la vecchia Lupa malinconica che sempre mi accompagnava discreta, al mio ritorno prima del tramonto, lungo i sentieri costellati di saldanelle, tulipani, viole farfalla, orchidee selvatiche, pulsatille, genziane, arniche, astri e scompariva solo quando avevo messo in moto l’auto.

Quasi as assicurarsi che non rimanessi lì dopo il calar del sole, perché non ero ancora pronta. Quella Donna non leggeva libri e non scriveva sulla carta, ma leggeva nell’anima e scriveva parole tracciate nell’aria, dove rimanevano grondando sangue e lacrime o rugiada e brina. Non frequentava riunioni o balletti ma solo sorelle e cugine, e con parsimonia estrema ed in silenzio. Mi diede molto e quando ritenne che fui pronta lasciò questa terra, aveva esaurito il suo compito. Io la porto nel cuore.

Il cambiamento fu necessario perché parte dell’intento delle Donne della Conoscenza si stava perdendo: troppe energie profuse nel contenere l’azione devastante degli uomini nei confronti dei luoghi della Bellezza, troppo spreco di consapevolezza per difendere la vita dall’assalto della violenza. Se devi pensare a nasconderti o a batterti non puoi concentrarti sul tuo cammino di consapevolezza.

Il potere di quelle Donne era grande e sicuro, migliore e maggiore del nostro che pure siamo, ma proprio per questo quelle Donne si esposero alla persecuzione del mondo vuoto. Più hai talento e più quel mondo ti odia, ti schernisce, cerca di umiliarti ed annullarti. E gli uomini di allora, consci del talento di quelle Donne ne ebbero invidia, paura, terrore ed infine si coalizzarono per annientarle.
Alcune ne morirono, altre scomparvero imparando a guardarsi sia dall’odio sia dall’amore per l’amore, poiché entrambi non sono che maschere e, quando diventano cani sciolti, acquistano un irrefrenabile potere di devastazione. E’ facile, oggi, dire che quelle Donne avrebbero dovuto fingersi contadine ignoranti. Ma andò come doveva andare…

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Haria riuscì a lasciare silenziosa il mondo vuoto, perché non era nessuno, se lo avesse fatto come Donna di Conoscenza gli uomini l’avrebbero braccata ed infine trovata. Quando, una volta riconquistata la tranquillità, decise di esporsi lo fece affidandosi alla parola scritta, ma al suo editore ancora oggi lascia i manoscritti conficcati in un albero, sotto una pietra o, nelle rare volte che scende a valle, inviandoli per posta. E non esistono sue fotografie.

Le antiche otto viaggiatrici tracciarono dunque una mappa, che ancora oggi è sacra: le Foreste del Nord, i Boschi del Cen, le Vallate dei Valichi Oscuri, la Rupe Maestra del Monte Pen, il Rago, i Dirupi delle Rocce Sacre e, infine, la Foresta Sacra che dal Monte Tomar si estende fino alla base del Monte Nero.
E, all’intersezione di tutto questo, il Centro.

Questi luoghi sono qui, attraversati da inconsapevoli escursionisti, sorridenti famiglie, innamorati, ma si aprono alla Bellezza solo quando vi giungono Donne e Uomini di Conoscenza portandovi Amore e Rispetto.

Il riferimento più evidente è quello al Monte Nero, mentre il Monte Pen è il Pelpi ed i Valichi Oscuri sono i sentieri che conducono al passo di Montevacà; i Boschi del Cen sono quelli che ancora oggi affiancano il corso del torrente Ceno ed il monte Tomar è il Tomarlo, che si eleva per milleseicento metri.
Le frazioni Castagna e Castagnola dagli estesissimi castagneti, Bruschi di sopra e di sotto, Molino Anzola del vecchio Rio Anzol, Cognole, Rio Grande e Rio Merlino, Selvola e Tomba costituiscono tuttora Luoghi di Energia. E infine la frazione Drusco, quella che ha dato il nome alla Gente Drusca.
In questa selva che nuovamente avanza, riconquistando gli spazi che negli ultimi sei secoli le furono presi dall’uomo, trovano nuovi spazi animali a cui a lungo questi luoghi furono preclusi: l’aquila reale e il corvo imperiale, il capriolo e il muflone, il lupo e il cinghiale.

Poichè sei al mio focolare, che tu sia figlia o madre, spirito o anima, che abbia trovato il tuo compagno o lo debba ancora incontrare, che tu sia la più giovane o la più vecchia, che tu sia la donna messa alla prova o collaudata dal tempo o entrambe le cose… china la testa, figlia cara, e consentimi di darti questa benedizione per il resto di questa notte e per il viaggio che ne seguirà.
In questo Luogo dell’Anima possiamo ancora fare cose importanti, con semplicità e amore e rispetto.

Anima in Cammino

Cesec 2014.02.25 Haria