La società romana ACEA, quotata in borsa dal 1999, ha celebrato nel 2009 il proprio centenario ed è il principale operatore nazionale nel settore idrico.

Serve un bacino di utenza corrispondente ad otto milioni di abitanti nei comuni di Roma e e Frosinone e nelle rispettive province, oltre che in altre aree di Lazio, Toscana, Umbria e Campania. Con i suoi oltre 7mila dipendenti è attiva nella gestione e nello sviluppo di reti e servizi idrici, energetici ed ambientali. Encomiabile la frequentatissima sezione storica, riorganizzata nel 2005 con il recupero della biblioteca costituita da oltre 10mila volumi ed altre pubblicazioni specialistiche, alcune rarissime, di idraulica, elettrotecnica, chimica, impiantistica, ingegneria, organizzazione del lavoro e storia locale.

lo scorso 2 dicembre l’azienda romana ha sottoscritto un memorandum d’intesa con la società israeliana Mekorot,  avente per oggetto la collaborazione nel settore delle risorse idriche.

Mekorot Water Company ltd, nata nel 1937, è la società idrica nazionale di Israele e in assoluto tra quelle più avanzate al mondo, unitamente all’australiana MHW, nella gestione delle risorse idriche.

Mekorot WC ltd oggi fornisce l’80% dell’acqua potabile in Israele e nei territori adiacenti ed ha sviluppato un elevato livello di competenza nella gestione di risorse idriche ed acque comunali, nei sistemi di approvvigionamento idrico, desalinizzazione di acque marine e salmastre, trattamento, bonifica e riutilizzo delle acque reflue.

Mekorot

 

In particolare una nota aziendale, che riprendiamo da Il Sole 24 Ore Radiocor, informa: “la collaborazione tra le due aziende si svilupperà nello scambio di esperienze e competenze nel settore del trattamento delle acque reflue, nella ricerca di soluzioni comuni per una gestione innovativa e sempre piu’ efficiente delle reti di distribuzione di acqua potabile, oltre allo studio di soluzioni per la protezione e la sicurezza dei sistemi di approvvigionamento idrico. Inoltre, l’accordo sottoscritto oggi, comprende anche la cooperazione nel campo del trattamento dei fanghi di depurazione delle acque reflue, oltre alla condivisione di conoscenza nel settore dell’incenerimento dei rifiuti. Acea e Mekorot, infine, potranno valutare anche la possibilità di sostegno congiunto allo sviluppo e alla sperimentazione di tecnologie all’avanguardia nei settori indicati nell’accordo, al fine di ottimizzare gli investimenti nella commercializzazione delle stesse tecnologie con vantaggi per le due aziende”.

Se l’accordo sottoscritto avrà un seguito i suoi effetti saranno pertanto indubbiamente positivi per l’azienda romana in termini di sviluppo tecnologico e di partecipazione a progetti di respiro internazionale.

La notizia della stipula dell’accordo non ha mancato di suscitare polemiche, levate di scudi e persino un’interrogazione da parte di alcuni esponenti del M5S romano con la motivazione che Acea farebbe bene a pensare ai beni comuni e all’acqua pubblica invece di sottoscrivere intese con una società che collaborerebbe al colonialismo,  e citando a supporto della propria affermazione il fatto che la società olandese di acqua potabile Vitens, citiamo dal sito del M5S, “ha sciolto i rapporti con la società Mekorot in quanto quest’ultima vìola il diritto internazionale a causa del suo coinvolgimento attivo nell’impresa degli insediamenti israeliani abusivi ed è responsabile del saccheggio delle risorse idriche nei territori palestinesi occupati e dell’esclusione dei palestinesi dalla fornitura di acqua.

loghi Acea MekorotLa società, la prima in Olanda per le forniture idriche, ha effettivamente inviato martedì 7 gennaio una lettera ai propri azionisti con una spiegazione circa la sospensione del rapporto di lavoro con Mekorot, dopo che il 9 dicembre scorso ha partecipato alla missione commerciale in Israele e nei territori palestinesi guidata dal primo ministro Rutte, durante la quale il governo olandese aveva espresso l’intenzione di voler sostenere mediante una possibile futura assistenza tecnica, la Palestinian Water Authority per migliorare la fornitura di acqua potabile.

Il secondo giorno della missione commerciale il ministro Ploumen ha espresso scoraggiamento per quanto riguarda le attività olandesi negli insediamenti poiché, a seguito di consultazioni con le parti interessate, l’azienda è giunta alla conclusione che è estremamente difficile lavorare su progetti futuri in comune in quanto non possono essere separati dal contesto politico. Si è infine deciso di sospendere l’accordo di cooperazione con Mekorot e di tenere consultazioni con il Ministero degli Affari Esteri per individuare il modo migliore affinché i risultati della questa missione commerciale, da entrambe le parti, israeliana e palestinese, abbiano sbocchi pisitivi.

Giusto per non sopire le polemiche, sempre infuocate ancorché non sempre sostanziate da concrete basi informative quando da noi si parla di Israele, l’8 gennaio un articolo informativo pubblicato dal giornale comunista online Contropiano titola: Olanda. Fondo pensioni lascia banche d’Israele: “collaborano al colonialismo” riportando la notizia che: “il fondo pensioni olandese PGGM, uno dei maggiori d’Europa, ha annunciato di aver cessato la  collaborazione con cinque banche israeliane perché queste finanziano gli insediamenti coloniali ebraici nei territori palestinesi occupati. Per il fondo le colonie sono un problema perchè sono considerate come illegali rispetto al diritto internazionale”.

Insomma, per chi sa leggere tra le righe della politica tutto lascerebbe intendere che sia in atto una lite tra il governo olandese e quello israeliano… Senza entrare nel merito della questione palestinese (non ne abbiamo né le adeguate conoscenze né, sinceramente, la voglia) per dovere di informazione ci corre l’obbligo di evidenziare che il 10 dicembre scorso è stato sottoscritto a Washington un accordo di collaborazione, storico e di portata estremamente rilevante, tra Palestina, Israele e Giordania, che prevede supporto tecnologico, incubatoio per imprese, istruzione e sanità. Maggiori dettagli sono disponibili sul sito dei quotidiani The Washington Post e The New York Times.

Alberto C. Steiner